Alcuni di questi nuclei abitati, come accade spesso in val Tartano, Siamo in cammino da 7 ore ed L'anello Val Tartano-Val Madre L'anello Val Lunga - versante occidentale della Val Madre, per il passo di Dordonella e la bocchetta di Cogola SECONDA GIORNATA: Rifugio Casera di Dordona-Baita Vallocci Alta-Valle della Matta-Val Qui seguiamo il sentiero che prende a destra (nord) e traversa al crinale che separa lâalpe Canale dallâalpe del Gerlo, raggiungendone il filo in corrispondenza di un grande ometto, per poi scendere alla baita di quota 2112 metri. in val Tartano trova un terreno particolarmente propizio. si può scendere a Fòppolo, in val Brembana. SALITA : dalla chiesetta di Cambrembo si prosegue per larga mulattiera in piano, si passa accanto ad una casa e si raggiunge il ponticello in legno,che, scavalcato il torrente, conduce alla Baita Forno (1.473 m). Il sentiero procede verso destra e ci porta ad attraversare il ramo meridionale del torrente Dordonella, a 1800 metri circa, poco a monte rispetto ad un curioso panettone roccioso, iniziando, poi, ad inanellare una serrata serie di tornanti, che risalgono un versante dominato da ontani. Sul lato opposto della galleria recuperiamo lâautomobile. Per raggiungere il punto di partenza dobbiamo salire in Val Tartano, staccandoci dalla ss 38 dello Stelvio sulla destra, per chi proviene da Milano, dopo il viadotto del Tartano. Per completare l'anello della Val di Tartano, dobbiamo saldare l'anello Val Lunga-Val Corta all'anello Val di Lemma-Val Budria. scende a ridosso del torrente che forma alcune marmitte dei giganti seminascoste osservare le numerose frazioni che testimoniano la vitalità passata di questa Alla nostra sinistra, invece, una lunga e ripida fascia di prati con alcune baite, mentre sulla destra, più in basso, vediamo la baita chiamata Bianca. (m. 2095), su una traccia di sentiero che parte dal lato occidentale del quale dobbiamo scendere. Proseguiamo diritti, verso nord, seguendo il sentierino che taglia il versante che scende ad est della cima Vallocci, segnato da tre valloncelli. Val Tartano - Laghi del Porcile - Cima di Lemma. A Tartano possiamo fermarci a visitare la bella chiesa (m. 1210), prima in località Barbera, dove la val di Lemma si congiunge con la val Budria. Superato il torrente Cuminello, siamo alle belle baite di Arale, che conservano lâantica struttura della base in muratura e della parte rialzata parzialmente in legno. A tale tipo di gestione corrisponde una struttura architettonica ben precisa: il pascolo d’alpeggio è suddiviso in bàrech, un reticolo di muretti a secco, più o meno regolare, che delimita “il pasto” di una giornata di malga. A destra (sud) della prima baita un’altra traccia, poco marcata, prende a destra ed effettua una traversata, salendo gradualmente, fino ad attraversare, a quota 1750, il ramo settentrionale del torrente Dordonella. Cima di Lemma Laghi del Porcile Val Tartano. I tre Laghi di Porcile sono situati tra il Passo di Tartano (m. 2108) ed il Passo di Porcile (m. 2290), alla testata della Val Lunga che è la diramazione verso SE della Valle di Tartano. In prossimità dell’attacco del facile versante sotto il passo la traccia si fa più evidente e porta, con alcuni tornanti, ai 2316 metri del, Dalla baita di Vallocci Alta inizia la parte più difficile della traversata, non per la presenza di passaggi delicati o esposti, ma per la necessità di prestare attenzione a non perdere la traccia. Qui la strada diventa sentiero, entra in un bosco e comincia a guadagnare Procediamo sulla pista verso nord, portandoci alla località Cesura, il cui nome segnala che qui termina la media valle ed inizia lâalta. Esiste anche, nei luoghi più remoti a monte di Prata Camportaccio, in Val Chiavenna, unâalpe Sparavera. Poco Dal lago di Sopra di può La traccia piega a sinistra (ovest) e raggiunge serpeggiando la bocchetta di Cogola (m. 2410), appena a sud del monte Seleron, dalla quale ci affacciamo di nuovo alla Val Lunga, con ottimo colpo dâocchio che raggiunge lâalto Lario. Lasciamo, dunque il sentiero per la casera di Porcile ed imbocchiamo questo sentierino, che ci porterà in val Dordonella. Noi invece torniamo al lago Uscito dalla selva di ontani, il sentiero procede quasi in piano verso nord. sono posti su prati che hanno una pendenza molto ripida e danno quasi un'impressione Ma, come tutti i fiumi di una certa portata, quando si âveste a festaâ e fa la voce grossa costringe lâuomo a misurare tutta la propria impotenza. Sul lato di sinistra ci sono alcune case, con una targa commemorativa delle 5 vittime dellâalluvione della notte fra 27 e 28 settembre del 1885. Sempre prestando attenzione a non perdere la traccia, discontinua, ci affacciamo allâalta Valle della Matta, il cui nome non rimanda allo squilibrio mentale, ma probabilmente agli ometti che vi si trovano (chiamati anche âmattâ). di vertigine. Qui ignoriamo il sentiero che scende verso destra, portandosi al fondovalle, e proseguiamo diritti, verso nord, superando il torrente principale della valle. Questi Un tempo le loro foglie erano molto apprezzate, perché il gambo è succoso e dolce, e con le foglie molto giovani e tenere si cucinava anche una minestra, la "menéstra cui lavazìi"; venivano, poi, utilizzate per avvolgere burro, mascarpa e stracchini. Per raggiungerlo dobbiamo superare il vallone scavato dal ramo meridionale del torrente Dordonella, che il sentiero riattraversa, da destra a sinistra, in un tratto in cui è ben visibile e sostenuto da un muretto a secco; il problema, però, è arrivare al guado, perché prima la traccia non è sempre visibile e, nel punto in cui aggira il modesto dosso prima del vallone, è ben nascosta da una fascia di antipaticissimi ontani. Vero è che il soprannome degli abitanti della frazione era âTetuuâ, che vale âgrandi bevitoriâ. Lâanello dei Lupi: ecco una proposta escursionistica ricca di fascino fin dalla denominazione stessa, che rimanda alla bocchetta di Lupi, uno dei suoi snodi fondamentali. In ogni alpeggio il bestiame si sposta dunque quotidianamente da un bàrech all’altro, restando prevalentemente all’aperto (in pochi alpeggi sono previsti stalloni – baitùu – o tettoie aperte per il ricovero notturno o in caso di brutto tempo). Il Ponte nel Cielo collega Campo Tartano e Frasnino attraverso un percorso di 234 metri posto a 140 metri di altezza sopra il torrente Tartano. Panorama orientale della bocchetta di Cogola. La speranza è che si proceda alla sua pulitura, perché la val Dordonella è fra gli angoli più belli ed escursionisticamente più interessanti della Val Tartano. Il problema, casomai, è nella discesa, perché solo qualche ometto aiuta, mentre la fascia di ontani è piuttosto disorientante (un tempo vi erano segnavia rosso-bianco-rossi, ora pressoché scomparsi). Anello di Granito Cartografia Report News Contatti Menu Val Tartano Val Fabiolo Accesso: Sirta Dislivello: 1010 m (da 290 a 1300 m) Tempi: 5 h Difficoltà: itinerario su mulattiera e sentiero. Questa chiesetta è, poi, una delle più pittoresche del versante orobico, posta comâè su un poggio panoramico che domina lâintera Val Lunga. Ci affacciamo così al gradino di soglia dell’alta valle, dove, proseguendo verso nord-est (leggermente a destra), guadiamo il torrente Dordonella, attraversiamo un bàrek (il recinto di bassi muretti in pietra costruito per contenere il bestiame dopo il pascolo) utilizzando gli zapèl (porte, aperture nel muretto) e ci portiamo alla baita della Cima, che è posta proprio sotto la verticale della cima Vallocci. Modesta di dimensioni, di fatto è uno dei minori affluenti della valle dell'Adda. Unâescursione in Val Lunga fino a tre bacini alpini e picnic con salumi Menatti Andiamo alla scoperta dei laghi di Porcile, tre graziosi laghetti alpini che si affacciano sui pianori della Val Lunga, una delle vallate che caratterizza il paesaggio della Val Tartano. su questa strada, ma non sarà un percorso noioso, perché ci permette di di inoltrarci, seguendo una strada asfaltata, nella val Lunga. Oltre il vallone, la traccia ci lascia di nuovo, ma, dopo aver piegato a destra e risalito senza difficoltà un dosso erboso (da studiare anch'esso in funzione della discesa), siamo, alfine, al bel baitone, anch'esso preceduto da una fascia di rigogliosi "lavàz". I tronchi della parte lignea, poi, sono incastrati negli angoli con la tecnica del block-bau o cardana, importata in Valtellina dai Walser. Sirta è posto proprio allâimbocco della val Fabiòlo. Si tratta di una costruzione molto allungata (20-30 metri) a un solo piano, con muratura in pietrame a secco e tetto a due falde con manto di copertura in piode selvatiche (se il fronte verso valle è aperto la costruzione prende il nome di tecia)… I baituu ospitavano fino a 90 capi di bestiame. In alcuni alpeggi, infine, è presente il baituu, una grande stalla per il ricovero delle mucche in caso di maltempo. della val Corta; proseguendo su quella che ormai è diventata una strada Vi leggiamo: âIn questa casa cercarono scampo Amalia e Carolina prima di essere travolte, con la sorella Caterina, la mamma Maria Bulanti e la cognata Luigia Mainetti, dalle acque furenti del Tartano la notte dal 27 al 28 settembre 1885. Da qui possiamo scendere facilmente verso destra e raggiungere il rifugio Casera di Dordona (m. 1930), aperto d'estate, se vogliamo dividere in due giornate la traversata. Si tratta di un rifugio trasportabile in legno con copertura inclinata rivestita, negli esempi più recenti, in uso fino a qualche anno or sono, in lamiera. Nel successivo tratto con pendenza assai più dolce superiamo un secondo modesto corso d'acqua. Risalite la ValBrembana sempre seguendo le indicazioni per Foppolo . Lasciamo, dunque il sentiero per la casera di Porcile ed imbocchiamo questo sentierino, che ci porterà in, Dopo qualche tornante, raggiungiamo una zona battuta da slavine, e qui la traccia diventa assai incerta, ed in alcuni tratti quasi indistinguibile; non ci sono, però, problemi, perché, quando gli ontani si aprono un po', vediamo, più o meno sulla nostra verticale, la, Dobbiamo salire alla casera di quota 2071, a nord-est della prima (si tratta di un bel baitone che vediamo in alto a sinistra): anche in questo caso se perdiamo la traccia (cosa non difficile, dal momento che è visibile solo a tratti), possiamo salire a vista, in diagonale, puntando al baitone e cercando di non stare troppo bassi. dalla val Brembana e, dopo averlo percorso in direzione ovest, scendiamo Il Ponte nel cielo è lungo 234 metri e sospeso a oltre 140 metri di altezza che collega i due versanti della Val Tartano in corrispondenza della frazione di Campo: una localizzazione panoramica che offre ai visitatori una vista unica sulla Superata una breve galleria paravalanghe, troviamo su entrambi i lati della pista uno slargo, in località Pila. meridionale (cioè da quella verso il monte), saliamo, inizialmente per Troviamo qui anche alcuni esempi ben conservati di ballatoi in legno. Penultima domenica di agosto, io e mia moglie pensiamo ad un'uscita tranquilla in Valtellina. presentazione. Proseguiamo fino a Tartano e qui prendiamo a sinistra la strada di Val Lunga. Al dunque alle nostre spalle il paese: dobbiamo percorrere circa quattro chilometri e portandosi sul lato destro della valle. La discesa prosegue sul lato opposto, con rapide serpentine, fino ad uscire dalla selva alla parte alta dei prati a monte della Pila. all'alpe di Sona di Sopra, ma quello che scende leggermente verso destra, Per raggiungerlo: staccarsi dalla s.s. 38 allâaltezza del ponte sul fiume Adda fra Talamona ed Ardenno (indicazioni per la Val di Tartano) e percorrere un tratto della Pedemontana Orobica (senza salire verso Tartano). dal lato di sud-est del lago, al passo di Porcile (m. 2290), dal quale Comunque, con un po' di pazienza veniamo a capo anche di questa difficoltà. Il sentiero volge a destra e, superata una valletta, sale alle vicine baite del Basìscâ (m. 1315), il secondo nucleo di mezza costa, dove ci accoglie una fontana coperta ricavata in un tronco cavo. lago e sale facilmente fra qualche roccetta. questo punto non possiamo più sbagliare: la discesa prosegue su questo sentiero Sul lato opposto, piega a sinistra, risale per un tratto il dosso, fino ad intercettare un sentiero più marcato che proviene da sinistra (dalle baite della Corna, m. 1785, a monte delle due baite di quota 1699: volendo, possiamo anche scegliere, quindi, di salire, per prati, a vista, dalle due baite a quelle della Corna, stando a sinistra di una macchia di larici, per poi imboccare questo sentiero che parte sul loro lato di destra). Siccome si tratta di un percorso classico, si trova indicato su diversi cartelli ed è interamente coperto dai segnavia rosso-bianco-rossi.